Asilo nido

Il progetto

Quando si parla di educazione occorre pensare a un sistema complesso in cui molti elementi indipendenti interagiscono tra loro in infiniti modi.

La nostra identità però e il nostro primo e più importante punto di forza che ci distingue dalle altre realtà educative presenti sul territorio è educare-secondo-natura.

Il progetto pedagogico di Casa nel bosco si riferisce a un’immagine di bambino:

  • che si sviluppa a tutti i livelli (psicomotorio, sociale, affettivo, cognitivo) nella relazione con gli altri bambini, con gli adulti, con il suo ambiente
  • sano, forte, competente, curioso
  • disponibile al nuovo, dotato di grande energia e spinto dalla volontà di crescita
  • protagonista che assorbe e produce sapere.

La routine al nido

La quotidianità del nido è scandita da gesti di cura del bambino detti routine, veri e propri rituali che giorno dopo giorno aiutano il bambino nel suo percorso di crescita e di sviluppo.

Con le routine il bambino conquista sempre maggior consapevolezza della consequenzialità delle azioni, necessarie per aiutarlo ad orientarsi e a fidarsi dell’ambiente, rafforzando la sua fiducia di base.

In asilo tali attività sono: accoglienza mattutina, cambio del pannolino, pasti, sonno e momento del saluto. Tutti i rituali sono solitamente accompagnati da azioni come cantare canzoncine, leggere favole, etc, che connotano la giornata rendendola prevedibile e rassicurante.

Il bambino, attraverso la ripetitività, diventa soggetto attivo che si riconosce in un gruppo di pari che ha le sue stesse abitudini ma bisogni differenti.

Riconoscere, prevedere, anticipare i tempi, ritmi ed azioni: sono questi i mattoncini che fanno delle routine il pilastro fondamentale della vita al nido.

Vivere quotidianamente “le esperienze” negli stessi tempi, negli stessi spazi e con le stesse modalità aiutano i bimbi ad orientarsi, fidarsi e sentirsi sicuri dell’ambiente in cui si trovano ed ecco… che tutta la giornata inizia a prendere forma.

Routine è un termine che si presta facilmente a fraintendimenti e impoverimenti culturali.
Nella quotidianità ordinaria, fuori dal contesto educativo, l’idea della Routine, richiama alla mente lo stanco e sciatto ripetersi di azioni che prendono corpo senza il coinvolgimento affettivo, cognitivo e creativo della persona, alla stregua di un automatismo che si autoriproduce, spesso senza intaccare la sfera “intima” ed “emozionale”. In questa lettura routine si associa all’idea di banale e noiosa ripetizione, che non implica attenzione, sforzo, riflessione, impegno.


In educazione, invece, le Routines assolvono alla funzione di volano dell’impianto educativo di un servizio, tanto da divenire indicatore di un’attenzione verso il bambino reale “qui ed ora”, sono pertanto suscettibili di cambiamento per seguire il bambino attraverso azioni ogni volta lievemente diverse e collocate in una cornice di riferimento riconoscibile, solida, immutabile, dettata dalla centralità del coinvolgimento affettivo, cognitivo e creativo dell’adulto che si adopera per calibrare e puntualizzare costantemente le proprie risposte ai  bisogni rilevati tra i bambini di cui si “pre-occupa”.

La routine quindi non è il pranzo, bensì quell’insieme di azioni che l’educatore fa di consuetudine insieme ad un piccolo gruppo (generalmente di riferimento) per far passare il messaggio che sta per essere servito il pranzo, che gli stimoli fame\sonno saranno a breve soddisfatti secondo la cadenza temporale consueta. Prima del pranzo, infatti, solitamente si manifestano nel bambino più bisogni primari contemporaneamente: fame, sete, sonno. E’ a partire da questa consapevolezza che l’educatore deve “pensare” il momento della routine per ricomporre un clima di tranquillità che accompagni il bambino verso la parte successiva della giornata.

Allo stesso modo si può osservare che la routine non è il cambio e neppure il sonno, ma l’insieme di atti che abitualmente l’educatore effettua per comunicare in maniera inequivocabile l bambino cosa sta per accadere.


Per progettare una routine occorre conoscere i bambini a cui la si propone, per offrire proposte “significative per loro”; una routine è destinata a variare in corso d’anno con il variare dei loro bisogni, interessi e desideri, rimanendo inserite in una cornice stabile, affettivamente avvolgente e riconoscibile per le matrici di spazio e tempo che la generano, poiché fare ogni giorno per 10 o 11 mesi all’anno la stessa azione non sarebbe rassicurante ma “appiattente”. All’educatore è richiesta quindi un’azione educativa che sia frutto di competenze osservative, capacità empatica, abilità nel ricondurre ad uno sguardo unitario le diverse manifestazioni di interesse e/o bisogno dei vari bambini del suo gruppo di riferimento.

Ecco perché la routine non può essere una noiosa e banale ripetizione di gesti; non è in una meccanica ripetizione di atti che si costruisce la riconoscibilità per il bambino e la bambina, è invece nel clima interpersonale, nella qualità della tensione emotiva ed affettiva, nella cornice sempre uguale, contenitore ed evidenziatore di gesti che variano con gradualità, che l’adulto esplicita -di volta in volta- il suo essere a disposizione per il singolo e per il gruppo, in maniera rassicurante, consolatoria, stimolante, partecipativa -in relazione allo stato d’animo e al livello di energia che ciascun bambino ha in quel preciso momento.


E’ proprio nella cornice definita e rassicurante della routine l’adulto esprime il proprio ruolo in maniera talvolta dissimile da quella che generalmente gli è propria. Quando il gruppo di bambini manifesta particolari bisogni, come quello di riposare, ma si pretende che che rimanga sveglio perché  (ad esempio) l’organizzazione del nido non prevede che possa essere differito il pranzo, l’adulto dare un significato diverso al proprio ruolo di regia e traghettare il gruppo. La routine può ribaltare il ruoli del bambino/attivo –adulto/sullo sfondo se ciò si traduce in una significativa cura, in cui l’educatore assume su di sé la stanchezza del gruppo e accoglie in capo a sé l’onere di accompagnare i bambini verso il momento successivo, dando modo alla tensione emotiva, alla stanchezza, alla fame e quant’altro di essere riconosciuti, compresi e gestiti attraverso tempi imposti dall’organizzazione del servizio. In tale accezione il momento della routine si caratterizza per un livello eccezionalmente alto di intimità e gratuità, in cui l’educatore si avvale di tutte le sue competenze professionali per dare a ciascun bambino individualmente, seppur in piccolo gruppo, la cornice di cui ha bisogno.


Quali sono dunque le peculiarità che connotano le routine distinguendole dagli altri momenti di vita del nido?

  1. Le routine orientano il bambino,
  2.  Le routine – ed alcune in particolare – favoriscono una relazione intima tra adulto e bambino
  3. Attraverso le routine l’adulto si fa carico della fatica del bambino e lo sostiene attraverso una restituzione lineare e riconoscibile, ma affettivamente densa, per traghettarlo attraverso la soddisfazione dei suoi bisogni primari

Le routine che precedono pranzo e sonno, si sostanziano di azioni che avvengono in momenti fissi della giornata e segnano il passaggio da un momento ad un altro; accompagnano il bambino mettendolo in condizione di orientarsi da solo sul momento della giornata in cui si trova.

La giornata

  • h. 7.30: le porte del nido si aprono. Ecco arrivare i primi bambini pronti ad iniziare una nuova giornata insieme.
  • h. 9.00: ci si divide nel gruppo di appartenenza.
  • h. 9.40: il momento della merenda. I piccoli ospiti si mettono seduti a gustare la frutta di stagione, carica giusta per iniziare al meglio la giornata. Si canta e si leggono libri prima di partire per il “nostro viaggio” nel mondo delle attività.
  • h. 10.00: laboratori e attività in natura.
  • h. 11.00: è l’ora del “cambio-pannolino”
  • h. 11.40: il pranzo è servito. Il pranzo rappresenta non soltanto un bisogno fisiologico ma anche un importante momento di condivisione.
  • h. 13.00: Sshhh! Le luci si abbassano. Alle 12.30 c’è la prima uscita… per chi resta musiche melodiche e storie rilassanti annunciano l’ora del pisolino.
  • h. 15.00: giù dalle brande!
  • h. 16.00: merenda!
  • h. 16.30: inizio uscite del pomeriggio

Dalle 16 alle 19 pur continuando la proposta delle attività strutturate e le uscite nel bosco, assecondiamo la naturale propensione del bambino al gioco libero, momento in cui ciascuno si propone liberamente ai coetanei attraverso il proprio linguaggio e ai giochi a disposizione.

Attività e Outdoor

Esperienza è la maniera migliore di trasmettere non solo competenze, ma soprattutto voglia di conoscere. L’esperienza diretta infatti è connotata da alcune caratteristiche fondamentali ai fini del processo di apprendimento: la piacevolezza, la volontà e l’assenza di mediazione.

Nell’asilo nido convenzionale, per esempio, deleghiamo spesso al libro didattico il compito di spiegare ai bambini come si modifica l’ambiente al variare delle stagioni, col risultato che l’autunno è un albero spoglio, la primavera un fiore, l’inverno la neve e l’estate una barchetta. Noi pensiamo che sia più efficace e soprattutto bello e stimolante fare frequenti passeggiate per permettere ai bambini di cogliere appieno il messaggio di una natura ricca e articolata ottenendo anche altri risultati che per noi sono molto importanti, per esempio accorgersi dell’interdipendenza tra gli esseri umani, animali e vegetali e della necessità di trattare con cura un pianeta che gli adulti sono soliti non rispettare.

Le attività strutturate, vengono svolte in uno spazio predisposto che risponde ai bisogni dei bambini, dove il gioco diventa fare, agire, esplorazione, conquista, occasione di sviluppo e di apprendimento. Lo spazio è suddiviso in zone relative ai diversi gruppi di attività. Il materiale è preparato e presentato dalle educatrici, ben accessibile al bambino che lo sceglie liberamente.

Le attività strutturate riguardano alcuni ambiti principali: autonomia personale (vestirsi, spogliarsi, uso del vasino, mangiare); attività sensoriali (visivo, tattile, uditiva, olfattiva, gustativa); attività per lo sviluppo del linguaggio; della capacità di socializzare e di relazionarsi.

Le finalità consistono nell’acquisizione e lo sviluppo di varie competenze, come l’autostima, l’autonomia, l’indipendenza, la coordinazione, la concentrazione, l’ordine, il controllo della motricità grande e fine, le competenze logiche, il linguaggio, i comportamenti sociali.

L’approccio musicale

che si concretizza in attività come la costruzione di strumenti musicali con materiali semplici, il canto in gruppo di canzoni e filastrocche, accompagna vari momenti della giornata al nido, per comunicare idee ed emozioni; entrando in rapporto con se stessi e con gli altri, per ascoltarsi ed ascoltare, promuovendo la cooperazione.

La lettura di fiabe e racconti

scelti dalle educatrici in base a specifiche motivazioni pedagogiche e educative, consente ai bambini di avere libertà d’immaginazione sugli eventi narrati, coadiuvando le loro elaborazioni mentali personali; facilitando la comunicazione verbale e gestuale, all’interno di una specie di laboratorio cognitivo, coadiuvando lo sviluppo motorio, affettivo e sociale e favorendo la socializzazione con i coetanei ed il superamento dell’egocentrismo, aiutando la crescita, stimolando la propria creatività, la propria divergenza di pensiero e l’autonomia di giudizio.


Le esperienze grafico-pittoriche

(disegni, pitture, collage..) e la manipolazione (d’oggetti e materiali naturali e di recupero) nei quali il bambino è protagonista attivo delle sue scelte, è attivo, capace di fare esperienze

L’attività GIOCOMOTORIA

parte integrante del progetto educativo del nostro nido, permette un’osservazione attenta del singolo bambino e del gruppo, favorendo il riconoscimento dei bisogni e delle potenzialità di ognuno, sostenendo la crescita, in uno spazio adeguato e favorevole all’espressione del libero movimento, del gioco e della dinamica di gruppo. Sono previsti, nella nostra struttura percorsi motori (con ponte, scivolo, scaletta..) in spazi liberi da arredi ingombranti, allestiti con oggetti e materiali, quali palle morbide, stoffe, tappeti.. tali da favorire il muoversi in libertà, correre saltare ma anche sdraiarsi e rilassarsi, giocare da soli o con gli altri.



Il gioco simbolico

nel quale, attraverso la finzione, il bambino cerca di afferrare significati della realtà che lo circonda e che sta imparando a conoscere; racconta il suo mondo, i suoi pensieri, le sue paure, si relaziona in primis con se stesso e poi con gli altri, sperimentando la propria identità, ruoli diversi o conosciuti come quello del genitore o dell’educatrice, o ruoli inventati; ricreando ed interagendo su diversi piani di azione

Per il bambino il gioco è l’attività predominante, è vivere un’esperienza, sentire il proprio corpo, sperimentare, mettersi alla prova. Scoprire ed esplorare le cose che ha intorno, corrisponde a una pulsione intrinseca innata: il bambino gioca perché ha una tensione rispetto all’attività ludica che provoca piacere. Non ne può fare a meno. Lo scopo del gioco è procurare piacere, gioia, felicità, divertimento. E questo succede anche per gli adulti, quando giocano! Una persona che non gioca non è una persona completa, le manca qualcosa di fondamentale, una fonte inesauribile di felicità. Questa fonte di piacere è importante che venga scoperta da piccoli, in modo da preservare i futuri adulti dalla ricerca del piacere in attività ben lontane dalla felicità (alcol, droghe, velocità in strada). Nell’attività di gioco, oltre alla felicità e al divertimento, il bambino riesce a costruire e modificare la realtà, a costruire il mondo, quel mondo che gli è ancora sconosciuto. Mentre gioca, spesso trova di fianco a sé altre persone, grandi o piccole; il gioco diventa quindi anche un modo per entrare in relazione con altre persone, per mettersi in gioco con gli altri, cioè stabilire, mantenere, modificare rapporti con gli altri. Il gioco è quindi un modo di entrare in relazione, di conoscere il mondo, le cose, i materiali e le persone. Un’altra funzione importantissima del gioco è lo sviluppo dell’identità. Il bambino appena nato non sa ancora di avere piedi e mani, li scopre pian piano; poi attraverso il gioco scopre che ha una testa, poi che ha un corpo diverso da quello della mamma e degli altri bambini, che sono più alti, più bassi, alcuni maschi, altri femmine, e così via. E pian piano scopre di essere qualcuno che ha un nome, dei desideri, dei bisogni diversi da quelli degli altri. Il gioco è un bellissimo modo per capire “chi sono io”, “cosa ho fatto” e “chi sarò domani”.

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